Non tradire mai il tuo sogno di speranza amico mio

Alessia Graziano - volontaria ASCS Onlus

Non tradire mai il tuo sogno di speranza amico mio

Qualche settimana prima di partire per Io Ci Sto, avevo incontrato Lucia, avevamo ripercorso insieme le sensazioni provate durante il corso con ASCS Onlus e le avevo raccontato della mia voglia di partire per la Puglia ed il progetto di fare in autunno una esperienza di volontariato presso una delle missioni scalabriniane che erano state presentate durante il corso.

Arrivavo alla chiacchierata con Lucia con una preferenza che le avevo già espresso alla fine del corso: avrei voluto partire per la Colombia, dove i padri scalabriniani gestiscono nella città di Cúcuta un centro ludico diurno per bambini, organizzando per loro, una scuola di teatro. Lì è presente Adriano Ferri, un operatore ASCS Onlus che porta avanti le attività del progetto. Lucia avrebbe incontrato Adriano durante l’estate e gli avrebbe proposto il mio aiuto durante i mesi di novembre e dicembre, quando avrei avuto la pausa dal lavoro e quindi la possibilità di partire.

La Colombia non era ancora una sicurezza, non c’era ancora il sì di Adriano né la prenotazione dei biglietti aerei, ma nella mia testa i tratti di quell’esperienza, fin lì solo abbozzata, erano già parzialmente definiti.

Il 5 agosto sono partita alla volta di Manfredonia e Borgo Mezzanone per vivere la mia settimana a Io Ci Sto.

Quello che lega Io Ci Sto al desiderio della partenza per la Colombia è una coincidenza capitata durante il campo, e la cui prova ho portato a casa, nello zaino del ritorno.

La penultima sera a Io Ci Sto, l’attività di condivisione, sotto le stelle, nel patio di Casa della Carità a Manfredonia, si è concentrata sulla memoria delle vittime dei processi migratori degli ultimi anni.

Tra i trenta ragazzi che partecipavano al campo, è stata stesa una lista di nomi di persone che hanno perso la vita nel viaggio che le avrebbe portate in un paese dove speravano di costruire un futuro migliore. Ognuna di queste persone aveva un sogno, che però è stato infranto.

Ad ogni ragazzo partecipante al campo è stato consegnato un bigliettino a caso con il nome di uno di quei sognatori. Poi, una ad una, sono state lette le loro storie.

Il mio biglietto riportava il nome Soledad e poco dopo, ascoltando la sua storia, ho scoperto che Soledad veniva dalla Colombia ed era partita per raggiungere la sorella a Boston, che però nel viaggio aveva perso la vita. La ragazza seduta di fianco a me si chiamava Beatrice e le era stata, casualmente, affidata la storia di Beatriz.

Al ritorno da Io Ci Sto ho riposto il bigliettino con su scritto Soledad sulla mensola della mia cucina, e ogni tanto mi riporta alla mente quel momento di grande emozione.

La partenza non sarà, come sperato, per novembre o dicembre: nel frattempo ho cambiato lavoro e non avrò a disposizione quei mesi che avrei dedicato all’esperienza, forse, in Colombia. Tuttavia, il bigliettino in cucina mi ricorda, di tanto in tanto, che prima o poi il momento giusto tornerà e, allora, penso, e spero, che la mia destinazione (o il mio destino) sia proprio la Colombia.”

Durante il viaggio di ritorno dal Campo Io Ci Sto, sul treno verso casa – ma casa dov’è? – ho portato con me speranza ed energia. L’energia che qualche volta manca anche per quello in cui credo di più, magari perché sento di averne spesa troppa in una lunga giornata di lavoro, ora non verrà a meno, perché ripenserò ai risvegli a Casa della Carità, dopo una notte al caldo, su un materassino per terra, in uno stanzone tra tanti, alle motivazioni infinite con cui affrontavo una nuova giornata. Ripenserò alle fatiche infinite dei ragazzi che ho conosciuto in pista e a Foggia, alle loro schiene curve sui campi, alla loro voglia, infinita, di lottare per inseguire un sogno di speranza. Me la porto a casa, questa speranza. La speranza che brilla negli occhi di un ragazzo senegalese costretto ad interminabili giornate di lavoro sottopagato per inviare un po’ di soldi a una famiglia che conta sul suo aiuto. La speranza che ho visto il venerdì della mia settimana a Io Ci Sto negli occhi di Mamadou quando mi ha ringraziato per averlo aiutato a riparare la bici che il giorno seguente l’avrebbe portato al lavoro in 25 minuti anziché 35. Quel pezzettino di speranza che vorremmo aver regalato loro, solo al vederci lì, a tendergli una mano, insieme alla chiave inglese. Non tradire mai il tuo sogno di speranza, amico mio, e io, insieme a te, non lo farò.

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