Laboratorio di Scrittura Creativa - Evento conclusivo

Laboratorio di Scrittura Creativa – Evento conclusivo

 

Evento conclusivo del Laboratorio di Scrittura Creativa del progetto Rinascere Donna promosso da ASCS, con il patrocinio di Biblioteche di Roma e co-finanziato dai fondi 8×1000 dell’Unione Buddhista Italiana.
La giornalista Lucia Capuzzi del quotidiano Avvenire commenterà i testi inediti scritti dalle donne latinoamericane del laboratorio.
Pilar Saravia, docente del laboratorio di scrittura creativa, presenterà le partecipanti che leggeranno i loro testi scritti in italiano e spagnolo: Liliana Lidia Lay Vela, Sandra Maria Bossio Risso, Rosa Elena Morales, Liem Sanchez, Martha Alexandra Villena Iguago, Teresa Satalaya Perez, Beatriz Doris Ochante, Alicia Zerega, Cile,Carmen Liliana Falconi Sandoval, Pamela Alcota Contreras.
Segui la diretta sul canale Youtube di ASCS.

 


Laboratorio di scrittura creativa

 

Liliana Lidia Lay Vela, Perù

Ciclismo

Avevo tre anni quando mio padre mi regalò la prima bicicletta. Ancora la ricordo bene. Il telaio era di colore blu con il manubrio e la sella di colore bianco. Era bellissima, mi piaceva molto, tanto che  la toccavo impaziente e incuriosita mentre papà metteva le rotelle laterali di sicurezza.

Me sono mesa subito a pedalare lungo la via. Papà mi correva dietro e mia madre guardava con un sorriso incerto sulle labbra,  portandosi una mano al petto preoccupata  per la sua bambina. Io pedalavo un pò tremolante portando un amplio sorriso.

Durante la mia infanzia ho avuto più di una bici. La mia bicicletta blu diventò la preferita di mio fratellino, nel mentre andavo con i pattini. A natale arrivò una nuova da passeggio di colore verde.  Anni dopo finalmente una Ciclocross. Ho percorso tantissimi chilometri nelle periferie di Lima con la mia bicicletta, i miei amici  e le mie inquietudini . Mi sentivo libera .

Ho sempre amato andare in bici, quando sono arrivata in Italia ho scoperto “Il ciclismo “. Uno sport che ho amato ancora di più, perché : “il ciclismo me sa di vita “.

Per me: è un viaggio sia esterno che interno nel propio” IO “. Non c’è un solo sport che somigli tanto alla vita come il “ciclismo su strada”. 

Se Ulisse ha fatto i viaggi più sensazionali a bordo delle sue navi in mezzo al mare; io nel mio piccolo ho fatto i miei viaggi con le mie biciclette sulle strade del mio cuore . 

Come Ulisse, anch’io,  grazie a questi viaggi, sono stata travolta in tantissime avventure che m’hanno aiutata a capire chi sono io e quelli che mi circondano.

Il nostro percorso di vita è pieno di salite e discese , anche di curve pericolose, di strade difficili e di buche. Aggressive accelerazioni e frenate da brivido vengono accompagnate di tanta fatica, altrettante cadute e molte soddisfazioni. Finalmente  il ristoro, a volte in gruppo, a volte  in solitudine. 

Cosi come nella vita, nel ciclismo di strada dobbiamo misurarci con le nostre capacità e le nostre risorse, tanto fisiche, emotive ed economiche e non solo, visto che, per riuscire a raggiungere gli obiettivi bisogna mettere l’impegno, la passione, tanto sacrificio, concentrazione e molta disciplina.  Senza quelli, non arriveremo mai a ottenere  un posto in podio se abbiamo tali pretese o per lo meno riuscire a raggiungere la meta fisata .

Ogni ciclista ha la sua specialità: Chi è bravo nelle salite vale a dire lo scalatore, chi corre con più potenza nella piana chiamato il velocista e chi fa il gregario, cioè, colui che copre le spalle al capitano, segue la fuga e lo ripara dal vento. I kilometri fatti sono uguali per tutti, ma il gregario è sempre dietro le quinte proprio perché quella è la sua specialità ; pochi lo vedono,  ma senza di lui il capitano potrebbe non farcela. Dopo tutto il lavoro svolto, nella dinamica della gara, il gregario consegna la vittoria assoluta  al suo capitano. Il Capitano lo sa, lavorano in simbiosi, così come tutto il gruppo.

Ecco, forse sono un gregario anch’io nel mio percorso  di vita. Lo dico perché voglio che i miei figli siano i capitani che arrivano al podio delle loro aspirazioni, allo stesso modo concedo la mia borraccia a mio marito e lo copro dal vento se è necessario. Corro dietro la fuga  del tempo, in modo che il mio datore di lavoro possa rientrare senza difficoltà  nella sua gara. Vivo spianando la strada  e facilitandola a chi forma parte del mio team. 

La nostra maglietta ci identifica  tal come la nostra bandiera indica chi siamo, da dove veniamo e cosa possiamo diventare se facciamo bene la nostra  parte.

Grazie al ciclismo ho capito che, il mio percorso è segnalato tal come gli organizzatori delle gare determinano la partenza e il arrivo di ogni gara. Il problema è che nessuno sa, se concluderà il percorso come l’aveva previsto. Basta forare, forse un  po’ di breccia sull’asfalto per farti cadere e addio corsa . Tanta fatica e mesi di duro allenamento per lasciare la gara senza concludere. Se puoi ti rialzi, prendi tutto il tuo coraggio e vai a denti stretti, se la tempestività del tuo team arriva in tempo a cambiare la ruota e ti da quella pacca nella schiena per infonderti fiducia sarai un campione di vita come persona, oppure aspetti in solitudine la prossima gara. L’importante è non perdere lo spirito sportivo e continuare a provarci sempre.

Il ciclista vive al filo del rasoio ogni singolare gara, perché va di corsa con la forza dei suoi muscoli e fiato grazie a intensi  allenamenti e rinunce. Qualcuno mal intenzionato fa uso di sostanze che alterano le sue capacità migliorandola esponenzialmente. Quelli per me sono i bugiardi, gli imbroglioni, i ladri di podio, cioè quelli che incontriamo in diversi aspetti della vita. Spesso  capita di vederli ad occupare posti di cui non sono meritevoli affatto.

Il ciclista si trova solo a contare con le sue proprie forze, con il suo lavoro personale, e quanto più è consapevole delle sue capacità sa che ha  più probabilità  di vincere, sa che con un colpo di reni ce la può fare. Ovviamente  la botta de culo se la aspetta sempre, proprio come tutti noi.

Ai miei Ciclisti.

 


 

Sandra Maria Bossio Risso, Perù

Cuento cruel

Capítulo I: La llegada de Isake

Isake entró en nuestras vidas una tarde lluviosa de noviembre junto a una caja de cerveza.

Isake no se llevaba muy bien con sus co-inquilinas hasta que una tarde conquistó a una de ellas.

Isake se le tiraba encima cada vez que la veía, sin pedirle permiso, salvajemente.

Isake comía comida balanceada y como era tan fino también le gustaban los espaguetis.

Isake aterrorizaba a las chicas que corrían apenas lo veían entrar al patio.

Isake cantaba a las dos de la mañana. 

Isake cantaba a las 3 de la mañana.

Isake cantaba a mediodía.

“Este no va a durar con su manía de cantar a todas las horas del día”, sentenció Lucky mientras preparaba los frijoles.

Capítulo II: La muerte de Isake

Llegó él, después de dos semanas pasadas fuera de casa. Primero le inmovilizó las extremidades y luego con un machetazo experto le cortó el cuello. Isake continuó a moverse durante 3 eternos minutos después de la decapitación, como si su corazón se resistiera a la muerte. El lo sujetó fuertemente.  Le sacó los intestinos y el estómago y hábilmente lo descuartizó.

Isake ya no cantará ni sacará pecho. Isake ya no herirá los pies descalzos. ¡Isake ya fue!

Epílogo

Lavar las presas con abundante agua, secarlas y a continuación freírlas durante 5 minutos.

Agregar agua y cocinar a fuego lento durante 1 hora. (media hora por kilo)

Cuando está a mitad cocción agregar las zanahorias y al faltar pocos minutos agregar la cebolla cortada en tiritas. Poner sal al gusto.

Acompañar el isake (gallo en Kinyarwanda) con arroz blanco graneadito y papas al horno.

¡Servir calientito!

 


 

Rosa Elena Morales, Guatemala

Destino obligado

Era diciembre del 1975 año Santo, fue una opotunidad conocer el Vaticano, entrando por la puerta mas importante del mundo.

En esa època  todo era diferente, lugares vistos solo en fotografias, pero nunca inmaginè lo que paso poco tiempo despuès, se acercava la fecha de regresar  a mi querido pais, pero no fue asi, ninguno podia saber lo que estaba por pasar.

Era febrero del 1976 poco tiempo antes de la vuelta a Guatemala, yo tenia un pasaporte de estudiante y me durava solo tres meses,

Al alba del 4 de febrero un violento terremoto devastò gran parte de mi pais, a distancia de años el evento sigue presente en mi mente.

Yo tenia solo 16 años, quando esto sucediò, periodo dificil para un adolecente, situaciòn dificil para quien estaba ahi. YO EL AñO ANTES HABIA CUMPLIDO QUINCE AñOS PARA SUD Y CENTRO AMERICA, se trata de un momento muy importante, se celebra esa fecha como la entrada en la  edad adulta, mis padres, aprovechando del año santo, asi en vez de la fiesta me hicieron este regalo.

En italia tenia una tia con la cuàl  estaba ubicada. Una semana màs tarde recibì una llamada donde a lo lejos, con voz rauca y tremante  me decia de no regresar, allà en Guatemala no habia futuro no habia nada, se habia destruido todo, no tenianos casa, el terremoto la habia botado,  bueno todo a cero.

Me senti sepelir comence a llorar y a temblar me agarro una desesperaciòn sin salida, mi tia me consolava ,

Mi pensamiento era  negativo, me sentia  abandonada,  no me querian, fue horrible y desde ese momento comencè a despreciar a mi mamà,  “POBRE MUJER” MI MAMA  despuès de años le pedi perdòn porque yo tambièn soy madre y entendi cuàl fue la situaciòn. 

Yo, despuès de varios años me dieron la cuidadania y digo por ese motivo, OBLIGADA CUIDADANA  porquè por años no la quise .

La verdad fue porquè me decian siempre,  te robaste un italiano, vienen aqui a robarnos el trabajo y tantas descriminaciones màs, ahora puedo decir aprendi a valorizarme a quererme y no a oir de  ser jusgada,  aprendi a ser yo. 

Bueno disculpen del tiempo que les quite pero de extranjera y italiana, feliz de haber nacido en Guatemala y de vivir en un lugar fantastico como lo es italia mi segunda patria.

Espero les guste.  

Rosa Elena morales luna como guatemalteca.

Rosa Elena morales de italiana.

 


 

Liem Sanchez, Cuba,

Il dolore nascosto di un popolo

Nel 1998 arrivai in Italia,l’uno stava per matrimonio,il nove per amore,l’altro nove per passaporto e l’otto per libertà,tutte cose che mancano a Cuba,la mia terra calda e gioiosa,l’amore c’era,quello non manca mai,la gente di Cuba ama a la follia,gli uomini cubani amano a la follia.

Tanti turisti visitano la mia terra,da sempre, da una vita,vedono tutti sorridere,ballare,ascoltare la musica,bere, pensano subito :”che bella gente,sempre sorridente,ma come fanno in mezzo a tante difficoltà?”,non conoscono il dolore vero di un popolo che tacce,sopporto,s’aggrappa a false speranze che fanno della loro vita un disastro di diario che non finisce mai,sono tanti i dolori,i dissapori. Ricordo che mentre ero là tante cose spiacevole succedevano, vedevo e vivevo tanti brutti momenti che mai dimenticherò,insieme a tantissimi belli pure,diciamolo. L’episodio più tosto e forte che non avevo mai vissuto  fù quello del anno 1994,non ricordo bene il mese,comunque posso riviverlo ancora con questo racconto triste che farò.

Abitavo in una casa minuscola con mia madre e mio fratello,eravamo felici a prescindere de tutte le nostre mancanze economiche,ogni volta che potevamo facevamo festa,un compleanno, il giorno della mamma, il giorno della donna, il papà,tutto,festeggiavamo tutto anche quello che non c’era da festeggiare,un giorno di sole, una giornata raggiante dove magari qualcuno era venuto a trovarci, insomma, era sempre così,rhum,birra, musica e tanta tanta allegria e spensieratezza,i problemi, ripeto ,erano tanti ma de bravi cubani, non  cè ne fregava niente, andavamo avanti, tranquilli e senza lamentarci,lavoravamo tutti,ero fidanzata  con un ragazzo più grande di me,ci amavamo tantissimo,ricordo che stavamo a casa quel  giorno solo noi tre perché c’era anche mio fratello,ascoltavamo la musica romantica di uno dei nostro autori preferiti,Josè Josè un cantautore mexicano che  faceva impazzire tutti noi cubani,faceva un caldo bestiale,tutto un tratto sentimmo un grande trambusto per la strada,ci affacciamo al balcone e vedemmo tanta gente che correva,strillava,non capivamo cosa stessi succedendo,siamo scesi di corsa per capire e  ci hanno detto che nel lungo mare del Avana stava succedendo una  cosa impensabile,parliamo di un posto che somiglia tantissimo a lungomare di Napoli per rendere un’idea,c’era una vera rivolta del popolo,finalmente la gente stava rispondendo a tanta durezza,cattiveria da parte del governo cubano.

Percorremmo tutta la strada dove centinaia di persone gridavano Abajo Fidel! Abajo la Revoluciòn,eravamo stupefatti,continuammo a camminare,finalmente eravamo arrivati al porto de l’Avana,c’erano davvero una marea di persone,chi stavano lì come noi per  curiosita,chi stava  con la aspettativa che succedessi qualcosa di  bello, ad esempio: che partisse qualche imbarcazione per gli USA,tutti postati davanti alle barchette che di solito portano le persone di una parte all’ altra della città, l’Avana,c’era una grandissima confusione.

 Alcuni tentavano di portarsi via queste imbarcazioni per arrivare diritti in America,era una cosa sorprendente,-anche questo dobbiamo vedere-, dicevamo noi.

Gli USA sono i paesi dei sogni per tutti , dove poter assaporare la libertà, quella che a noi mancava da sempre,continuavamo a guardare intorno a noi pero sinceramente non volevamo andare via dalla nostr’isola cosi in quelle condizioni,sapevamo che poteva finire male,poi il mare dei Caraibi e pieno di squali che erano molto felici ogni volta che i cubano andavano via clandestinamente perche nella disperazione, buttavano sempre qualcuno in mare , facevano troppo peso in quelle barchette cosi piccole o pure cadevano.

La guardia costiera sparava senza pietà a quelli controrivoluzionari che tentavano di scappare,va bèh ancora oggi e  così,tante di quelle persone  che sono riuscite a andare via, sono morte in mare, proprio una morte assurda,ragazzi giovani,bambini,famiglie ,che stufe della situazione  che se vive nel’isola partono ad occhi chiusi senza pensare alle  conseguenze del viaggio:insolazione,sete,fame,un mare buoi di notte che ti sembra di essere nella bocca di un animale feroce,queste erano le parole di un ragazzo che parlava con noi e ci diceva che suo zio era andato via così ,e li raccontava al telefono tutte le difficoltà vissute in quella traversata,noi continuavamo ad ascoltare,a  guardare increduli,parlare tra di noi e anche con gli altri,fatti come questi erano già accaduti prima,cioè la migrazione clandestina verso l’ America , dal trionfo della revoluzione cubana è sempre esistita,l’operazione Peter Pan nel anno 1960 che portò via tanti bambini alle loro famiglie,bambini che viagiarono da soli da Cuba e andarono in America  senza sapere quello che li aspettava,una azione mostruosa e disumana,la migrazione dal porto di Camarioca in Matanzas nel 1965,dal porto del Mariel nel 80,poi quella del 94, quella di questo racconto,che abbiamo visto noi con i  nostri occhi,senza contare quanti cubani, tutt’ oggi in maniera completamente illegale e clandestina fuggono dal’isola in barchette precarie,come fossero ladri,costruite da loro stessi, con gommoni,con polistirolo,imbarcazioni rudimentarie,dico di nuovo, protagonisti in assoluto: “gli squali del mare Caraibico”, che aspettano a bocca aperta i  nostri concittadini che partono col sorriso e trovano la morte,quei squali che vivono e si nutrono della disperazione d’un popolo,alimentandosi delle loro frustrazioni,divorando la loro carne,bevendo il loro sangue,mangiando la loro vita, percorrendo una lungo cammino di un mare che ormai li odia e li ama,

Quel sorriso che vedono i turisti,tutti quelli che dicono che noi ridiamo sempre,non sanno quanto dolore e sofferenza si nasconde dietro ai nostri denti  bianchissimi trattati dal governo in maniera gratuita,si, per fare vedere che la salute a Cuba e ottima e gratuita,mi vieni da ridere,a chè ci serve se dietro ad ogni porta cubana c’è una storia di povertà,di sofferenza.

Ricordo tanti fatti,c’era ad esempio,una mia vicina di casa che andava per tutto il quartiere chiedendo lo zucchero per prepararle la colazione a suo nipote di 6 anni,acqua con zucchero e pane duro dal giorno prima, e come lei, tanti,oppure i miei vicini del palazzo che venivano a casa con due uova in mano e dicevano a mia madre, “Noi abbiamo questo,tu che hai,cosi facciamo una cenetta,mia madre diceva: -ho un pò di riso e un po’ di fagioli, quindi siamo a posto- questi episodi si ripetevano spesso,e non solo al palazzo nostro.

Tanti fatti che sono rimasti senza voce perchè nella nostra isola non cè internet per tutti,solo negli alberghi per i turisti, e quindi il popolo cubano a sempre vissuto disinformato solo con quello che il governo voleva che si sapessi di bello, il resto mai saputo niente, tutto quello che si parlava nei quartiere che poi tutti i vicini raccontavano,quelle erano le nostre storie da sapere, come i fatti che successero nel 94, anche in una priggione cubana chiamata ‘ Micro 10 situata in una località che tutto oggi esiste che si chiama La Habana del Este,mi raccontò mio fratello che un sua amico stava detenuto lì per alcuni reati minori, e vide che alcuni prigionieri saltarono la rete della prigione per cercare di fuggire insieme ad altre persone che già c’erano nelle coste con piccole barche per partire anche loro per gli USA ,e vennero massacrati con le pallotole dei militari cubani,anche questi fatti furono sempre nascosti, e alle famiglie di questi detenuti le dicevano sempre delle bugie, “Sono fuggitti . “Sono morti in mare  perche sono scappati”, una storia diversa ogni volta,una bugia diversa ogni volta.

Quando dicono:” ma voi avete le scuola,la salute,università,tutto gratis,sì, e vero però non puoi uscire mai del’isola,non hai la libertà di decidere per la tua vita,per il tuo futuro.

Anni fa se non ti sposavi uno straniero non potevi uscire dal paese,questa restrizione porto alle persone a prendere delle decisione sbagliate,coppie sbagliate,ma non importava questo a nessuno , lo importante era vedere come uscire per potere aiutare la propria famiglia e anche te stesso,il popolo ha sempre sofferto tanto,sempre col sorriso, lunghe ore senza luce a casa,senza gas senza acqua, magari dovevi fare due o tre isolati a piede con una carriola con due secchi sopra vuoti per potere avere un po’ d’acqua in più,prendendola a secchi di una cisterna per la strada, per fare il bagno,per poter cucinare ,etc,gente che paga per lavorare nel turismo che l’unico settore che può garantire un po’ di tranquillità economica,tra virgolette, perché la maggior parte dei lavoratori che in essi lavorano, è costretta a rubare sul proprio posto di lavoro perché non possono permettere che la loro famiglia soffra la fame ,mentre magari negli alberghi il cibo viene garantito e anche buttato via.

Non cè il sapone a casa per lavarti ,ma negli alberghi sì,tanti turisti arrivano al nostro paese e con il loro denaro si prendono le donne,le bambine,approfittando della situazione di precarietà su tutta le cose,si portano a letto donne che si sognano nel loro paese o pure per averle devono pagare fior  di denaro in Europa, e un abuso, una immoralità totale.

Tanti giocano e deridono della nostra povertà,fanno delle battute assurde,per un paio di scarpa, per una saponetta,per un cartone di sigarette,tanta gente, tante donne, sono costrette ad andare con questi svergognati,poi il governo cubano si riempie la bocca dicendo che il comunismo e stata la soluzione migliore a tutto il degrado che c’era prima de la rivoluzione castrista, e adesso?che schifo che fanno!.

Nel popolo cubano purtroppo tanti hanno perso la dignità, il rispetto,l’orgoglio,tutto ciò che una volta ci caratterizzava non esiste più,per fortuna rimangono ancora delle persone con un briciolo di amor proprio.

Le donne di una volta, pensavano che la sistemazione di una donna stava nel sposarsi  un uomo benestante,adesso non è più cosi, non deve essere più così,noi donne dobbiamo lottare per noi stesse,per avere tutto quello che vogliamo nella vita ,senza dover aspettare che nessuno ci sistemi, non dobbiamo stare agli ordini di nessuno,siamo noi stesse patrone della nostra vita e del nostro destino ,e nessuno ci può pestare ne mettere i piedi in testa siamo nel 2021, non più nel 1900.

Vorrei non sentire più parlare a quei individui nauseante,disgustosi,ripugnanti ,della nostra terra,delle nostre donne,del sorriso smagliante dei nostri bambini,della bellezza dei nostri mari,del sapore unico dei nostri tabacchi,della nostra spettacolare musica salsa, quei che vanno a Cuba non a divertirsi sanamente sennò a rubbare  la nostra identità e ad approfittarsi del dolore di un popolo che soffre in silenzio, perché ha paura di sparire per sempre,portate un fiore per le nostre donne,una speranza per i nostri uomini e un quaderno per il loro figli.

 


 

Martha Alexandra Villena Iguago, Ecuador

La historia de Elda

Del tiempo que vivo en Italia he conocido mucha gente del Perú, Colombia, Chile, etc. Escribo de una ellas, conocí a Diana un día de primavera en la iglesia, iniciamos una bella amistad, Perú, Ecuador. Diana es una mujer noble de gran fuerza y coraje.

A temprana edad perdió a sus padres y se fue a vivir con su madrina de bautizo, doña Pepita, una señora con una buena posición económica, casada con dos hijos, en este contexto familiar creció Diana.

Diana se casó muy joven tuvo hijos: 2 varones y una mujer, se divorció y por necesidad para sacar adelante a su familia y por la situación económica de su país decidió viajar a Europa.

Su primer viaje fue inolvidable pues en aquellos tiempos para salir del país en forma legal se necesitaba cumplir varios requisitos para obtener la visa ante esta dificultad tomó la decisión de acudir a un coyote, cuando recibió el pasaporte y su boleto aéreo; viajaba con el corazón partido por dejar a sus hijos, maletas grandes llenas de recuerdos de todos sus seres queridos, pero con la ilusión de un futuro mejor, ¡se viaja! destinación final Italia.

En su viaje conoció y visitó Ecuador, Colombia, Brasil e hizo transbordo en Chicago, China e Indonesia, en cada país hizo turismo, compró algunos recuerdos, tomó fotos de los lugares que conoció.

Las 12 personas que viajaban con ella iban a diferentes países de Europa, cuando llegaban al aeropuerto antes del embarque cada uno fingía de no conocerse para poder llegar al destino establecido, pero en Indonesia antes del embarque dos personas del grupo que esperaban pasar todos los controles del aeropuerto inician a tener miedo, se ponen nerviosas, no entienden lo que el policía les pregunta en inglés, pierden el control y seguridad, lamentablemente a pocos pasos estaba Diana, la llaman para que les ayude, el policía sospecha algo raro, por esta razón las llevan a la prisión del aeropuerto, asustadas y llorando entran en un cuarto frío casi vacío solo con una mesa y varias sillas les informan que han llamado al Cónsul del Perú para verificar sus documentos

En Indonesia, el tiempo pasa lentamente, al siguiente día llega el Cónsul, que las tranquiliza.

El Cónsul habla con la policía, le comunican que posiblemente las señoras están viajando con pasaportes y documentos falsos, que desean entrar como clandestinas, no les permitirán continuar viajando, es mejor que regresen. En Indonesia han registrado sus datos y fotos en el sistema computarizado del país, si insisten en continuar su viaje por alguna otra vía y las detienen podrían pasar 7 años en la cárcel.

El Cónsul explica a nuestras viajeras lo que la policía sospecha, les pregunta si tienen boletos aéreos de regreso, confirma que si los tienen y harán marcha atrás, no desean tener problemas.

Es así que Diana y sus compañeras regresan nuevamente a China, Chicago, Colombia y nuevamente a casa.

En su segundo viaje Diana contacta otro coyote con el cual finalmente llega a Italia, dispuesta a luchar y lograr sus objetivos no solo por ella sino también por sus hijos.

En estos casi 12 años con mi amiga, hemos compartido fiestas, cumpleaños, peregrinaciones, algunos desacuerdos, conozco personalmente a dos de sus hijos.

Un día cuenta que cuando recibió su pasaporte los coyotes le dieron el nombre Diana.

Es así que sus amigos y conocidos la llamamos, DIANA es ELDA.

 


 

Teresa Satalaya Perez, Perù

Mi abuelita era un genio

Era el año 70 en un pueblito pequeño de la selva del Perù llamado Saposoa que poseia y todavía existen en sus alrededores paisajes maravillosos de ríos con cascadas de aguas cristalinas y azules , cerros , colinas no altas con una vegetación variada de árboles gigantes y algunos llenos de frutas, bosques con una variedad de flores. Esta ciudad en esa época tenia pocos habitantes ,así mismo poseia una sola iglesia , una posta médica (con un solo doctor) una comisaría,una posta de correos ,una farmacia,una bodega,un negocio de vestido y calzados. Justamente en esa ciudad vivia mi abuelita que se llamaba Encarnación siendo este nombre no común pero a ella si le caracterizaba su personalidad porqué era sensible ed empatíca con todas las personas que encontraba.

Mi abuelita era una viejita inteligente, curiosa y un genio; a ella le gustaba tanto leer y así una vez le dijo a mi abuelito si le pudiera comprar algunos libros para continuar a leer . El era un comerciante que siempre viajaba para comprar mercaderías al por mayor en la frontera con el Brasil para luego revenderlos esas al por menor a precios bajos en Saposoa; así fue que en uno de sus viajes mi abuelito le compro un libro particular de medicina natural en el cual explicaba las propiedades curativas de las plantas y también indicaba como preparar algunos jarabes, purgantes, gel, tinturas, etc con ingredientes solo de plantas naturales.

Este libro era muy interesante que cambio a ella su nuevo modo de vivir ,para iniciar a curar con las plantas tuvo que transformar con una serie de procesos químicos y la esterilización de esos para obtener los preparados simples y eficaces asi puso en práctica sus conocimientos.

Ella comenzó utilizando las plantas que tenía en su huerta grande de su casa, asi al inicio se curaba a si misma de sus achaques reumáticos viendo que daba buen resultado ofreciò como regalo sus preparados a sus vecinos y amistades que en ese momento necesitaban porque ellos frecuentemente se lamentaban de dolores musculares, resfriados con tos ,etc ; fue que le motivò ad actuar para el bien de ellos y tratar de sanar o mejorar un poco del fastidio que tenían en ese momento, mientras esperaban el día de la consulta con el único médico titulado en medicina general de la ciudad . De esta manera ella continuò a ayudar al doctor porqué el no se abastecía en atender a todos los pacientes al mismo tiempo.

Encarnación nunca hizo la competencia al doctor solo su único deseo era de ayudar al prójimo luego se difundió la voz en el pueblo de su habilidad de curar y generosidad de ayudar al que tenía una necesidad, frecuentemente la gente le consultaban por sus dolores reumáticos , tos o tenían parásitos que era habitual en los pueblos porque el agua del caño no era potable para beber directamente y solo después de hervir el agua si se podía beber para evitar los parásitos, también por la falta de personal a la posta médica nadie podía dar charlas de prevención de la salud y enseñanza de la higiene a la población a consecuencia la mayor parte de población tenían parásitos.

La gente de Saposoa a mi abuelita le reconocian como la doctora naturista del pueblo que ayudaba a todas las personas que le pedían su ayudo. Ella era una persona buena y generosa que no les hacía pagar a sus pacientes, pero sin embargo la gente era contenta de haberse sanado luego le portaban de cosas como significado de agradecimiento (frutas, gallinas, pavos ,pollos, huevos,etc ). En este pueblo pequeño como tiene tantas costumbres y una de las cuales es que si no aceptas un regalo como agradecimiento a cambio de un servicio que recibiò la otra persona y está última si ofendeva por eso ella tenía que aceptar como señal de amistad y confianza.

Entonces en esos años a mí y familia mi abuelita también nos curaba de las enfermedades comunes e simples y desde entonces nosotros habíamos tenido la fortuna de una doctora en familia .

 


 

Doris Ochante, Perù

Mujer

Aunque los días se hagan eternos para ti, 

siempre serás la alegría nueva de la vida, de 

la existencia y el porvenir. 

El camino duro y agreste te madura, abre 

nuevas realidades que muestra la bravura 

de la tierra que te vio nacer. 

Mujer, ¡Hay un mundo que ganar!, labor tenaz de tu 

prole que acobijas en tu techo, esa es la realidad, nada 

te ha caído del cielo, ni los santitos te han ayudado. 

Tus manos han levantado tu casa, tu pecho ha 

alimentado a los tuyos hasta tu sangre has regado por 

Tus derechos, por lo más preciado de la humanidad,

la libertad. 

Sé que algunos se sienten preocupados, se atreven a

negar tu colosal verdad, 

¡sí! Preocupados están por tu dulce despertar. 

Eres flor innata de campo y por más que te corten nadie detener la primavera.

Encabrita que se hable de ti tan fácilmente,

de tu situación, de la justicia, hasta osan usar 

la palabra en femenino, ponen tu sexo en cada inicio de carta:

“Señora y señor” como si con ello te dieran todo tu valor. ¡Patraña burguesa! 

No es tan fácil ocultar tus hechos en la historia, a no ser que sea 

un obtuso o se encierre en la necesidad. 

Es magistral tu presencia, latido incesante de primaveras, ejemplo 

de mujeres enteras que abrazan luz inmarcesible, fogón de historias nuevas… 

Tu voz nuevamente se levanta como parte de este cielo, con el albor de 

la alegría sigues adelante en estos tiempos cruentos, 

sé que tú y yo sabemos que un mundo nuevo se abre día a día… 

 


 

Alicia Zerega, Cile

L’etichetta

Génova, 2021 

“…Vivrà tra noi ottant’anni, ma sarà sempre come appena giunta,
parlando una lingua che sospira e geme 

e che capiscono solo bestioline…” (La Straniera. Gabriela Mistral) 

A volte io mi sento un barattolo, un tubetto di crema per le mani, uno shampoo: questo perché qualcuno, ogni tanto, mi mette un’etichetta, mi qualifica e classifica senza conoscermi. Nella mia etichetta non c’è scritto che lascerò i capelli lisci e profumati a chi mi usa, non c’è scritto che sono fatta di prodotti Bio, e che chi mi impiega, può sentirsi sicuro che sono benefica. Invece io, come un barattolo qualunque, vengo messa in uno scaffale del supermercato della Vita. Lì attendo che un cliente scopra che sono una persona e mi porti via da questo viaggio senza fine che mi condannano a rivivere senza sosta. 

Gli etichettatori mi guardano e vedono una viandante, una valigia, terre sconosciute, invece i miei occhi da oltre di trent’anni sono pieni del mare della Liguria, di questa terra degli ulivi e del basilico che amo alla follia. Non importa che dentro al barattolo ci sia una persona con un’identità definita già da tempo: avrai sempre l’etichetta messa lì da chi come la brutta copia delle Tre Scimmiette sagge, non ti guarda negli occhi, non ti ascolta e non ha interesse in quello che tu hai da dire perché per loro solo interessa la superficie. 

Sono stata catapultata in un loop dove la mia persona viaggia e arriva in continuazione, sono in un tapis roulant dove continuamente cammino per arrivare. Invece io, sono già arrivata da tempo a questa che è la mia terra promessa e, a volte, molti anni prima che nascesse chi mi mette l’etichetta. Quando mi guardo, vedo le mie radici come si immergono in questa terra, si aggrappano alle pareti della vita che una volta è stata nuova ma che da tanto tempo è la mia vita. 

Non voglio essere un barattolo con un’etichetta per il resto della mia esistenza, non voglio sentirmi orgogliosa del mio viaggio nel tapis roulant, non sono l’Olandese Volante che non arriva mai a destinazione. Per me, emigrare, non è stata un’impresa titanica ma una scelta felice, e il mio orgoglio è quello di aver finito il viaggio ed essere arrivata dove io volevo stare. Io sono nel mio posto e con la mia gente altrimenti, se mi sentissi strana, prenderei la valigia e tornerei al posto al quale appartengo per vivere da persona e non da stran(a)iera. 

Tu che etichetti tutto, che a tutto metti il nome che ti fa comodo, mettimi il nome di “persona” e inizieremo a conoscerci, così sarò io a portarti via dallo scaffale del supermercato dove tu sei parcheggiata con la tua etichettatrice in mano, sempre pronta a denominare, a chi ti sembra che non è come te, straniero.

 


 

Carmen Liliana Falconi Sandoval, Perù

Nostalgias del ayer

Nuestra historia se desarrolla en latinoamerica,  la  protagonista es Marisol una senora, que a principios de los noventa , su situacion economica deja mucho que desear, el marido pierde el trabajo y a ella su sueldo de profesora no le alcanza para cubrir los gastos del hogar y poder sustentar a sus dos pequenos hijos de de 7 y 5 anos, eran tiempos dificiles y muchos comienzan a emigrar con la promesa de un futuro mejor, ya que por esos tiempos se vivia el terrorismo y una inflacion galopante , a Marisol no le quedaba otra que salir de su amada tierra y dejar lo que mas amaba sus pequenos hijos, que no entendian lo que estaba por suceder,  Marisol se puso en contacto con una amiga que anos atraz  se habia instalado en la bella y devoradora   Italia con su  familia, llamadas iban llamadas venian y llego el dia tan esperado y  ansiado del viaje, mama tenia que partir habia sido muy dura tomar esa  desicion, pero era la unica respuesta al momento que estaban viviendo sin pensar mas, alisto su equipage y partio al aeropuerto con  dos maletas de 23 y una de 10 kilos ahi llevaba todos los sabores y colores de su amada tierra y una foto grande con toda la familia esta fue su compania durante  la lejania;   toda la famila la acompano para despedirla al aeropuerto , a la hora del anuncio  del vuelo se acerco con una gran tristeza y con la promesa de trabajar duro para salir adelante de  esta coyuntura que le habia tocado enfrentar los abrazos fueron casi eternos y comenzo a caminar rumbo a la sala de embarco dice Marisol que no quizo girar para verlos por ultima vez ,porque si lo hacia no hubiese tenido el corage ni el valor de coger el vuelo al ver las caritas tristes de sus pequenos que era lo que mas le partia el alma ,camino rapido y se le hizo un nudo en la garganta que despues estallo en llanto la tristeza se la comia se armo de corage y continuo su camino, y como un flash  de una  pelicula   vio todas las necesidades que estaban pasando la familia y se dijo no hay otra hay muchas cuentas que pagar sumando el prestito del viaje ,emprendio el viaje largo y tuvo el tiempo de pensar en el nuevo horizonte que se le abria y solo pidio a Dios que todo le vaya bien era muy creyente llevaba su imagen del Senor de los Milagros, se abrazo a sus recuerdos y se quedo dormida ,la desperto la voz de la aeromoza era la hora de comer provo un bocado y pidio de beber un vino .llego el momento del aterrizaje en amsterdam para hacer el transbordo hacia su ansiado destino Italia, en particular Roma donde la esperaba la amiga en la estacion termini, pero a ultimo momento se le presento un imprevisto a la amiga y no podia ir a recogerla, casi entro en panico ahora que hago en un pais donde no conozco a nadies invoco a  Dios que nunca le habia fallado  y logro  serenarse en eso suena el celular era su amiga ,le dijo que estaba enviando a su esposo que acababa  de llegar  de viaje de trabajo, para que la recoja el alma le volvio al cuerpo le dio todas las indicaciones a la amiga para que se puedan  reconocer,ella miraba a la derecha a la izquierda para ubicar a la persona que la debia recoger ,se sento en una banquita y continuo a esperar la espera se hizo eterna todos los pasajeros se iban y ella ahi esparando casi sola con dos maletas de 23 y una de 10 kilos llena de los colores y sabores de su tierra lejana , el llego con 1hora de retrazo ; se saludaron  le ayudo con las maletas y tomaron el auto rumbo a la casa de la amiga ,llegando llamo a los suyos fue de gran alegria poder sentirlos despues de tantas horas de viaje ,le asignaron su lugar para dormir era a la entrada en el pasillo habia un pequeno sillon que se convertia en camita ella se quedo mirando y vio que la casa era pequena y se dijo lo importante es que tengo un lugar donde cobijarme y sobre todo que estare con mi amiga, se dio un bano y se sento esperando que todos duerman para abrir su camita y entre tanta espera se quedo dormida  esperando  abrir la camita y esperando a la amiga que aun no regresaba, su viaje habia sido extenuante mas por todo lo vivido se sentia cansada ,por eso entre suenos escucho la voz de la amiga que entraba a la casa, se puso inmediato de pie se miraron eran anos que no se veian los anos habian pasado, ya no eran las jovencitas de antes y al mirarse se rieron como pasa el tiempo y se abrazaron con fuerza, la amiga le dice Marisol manana conversaremos se que estas cansada, es mi dia libre bien hasta manana querida amiga, al dia siguiente se desperto temprano  , no se movio de la cama por no molestar a los que aun dormian de pronto sintio al esposo de su amiga que fue el primero en salir a trabajar, se giro y continuo despierta esperando a su amiga luego de unas horas se puso en pie y abrio sus maletas en eso aparecio la amiga, mira lo que he traido si se veo que medio pais te haz traido jaja no exgeremos y asi comenzo la manana con un rico jugo de papaya y sus pancitos chapla la amiga dice esto amerita un cafe y su rico quecito a si tambien he traido uy amiga es un desayuno de reyes jaja  , y entre cafe y cafe la amiga le puso al tanto de la forma de vivir en Italia, vamos hablar en serio lo importante aca es el trabajo eso te permitira independizarte y poder ayudar a los tuyos y no te olvides de esta tu amiguita, cierto cierto mi amiguita a eso he venido sabes bien la situacion que se esta viviendo en el pais, sino fuese asi no hubiese tomado la desicion de dejar a los mios no fue facil esa desicion de acuerdo amiga ahora bien sabes que aca los trabajos solo son de servicio domestico , badante, baby sister, limpieza y basta ,el horizonte de Marisol se restringio y se dijo entonces tendre que colgar mi diploma de Profesora, cierto amiga aca tu debes pensar en ganar tu platita y una vez que ahorres ya podras ver otros horizonte,  fue como una nube gris que atravezo por su mente se sintio un poco desencajada ,no podia creer que sus estudios no le iban a permitir abrirse, la amiga ya le habia adelantado que en Italia solo haria esos trabajos, pero  ella habia pensado yo tengo mi titulo mi amiga se fue tan joven que no pudo estudiar sera por eso que solo puede trabajar haciendo esos trabajos pero la realidad era otra,se hizo un silencio sepulcral ;la amiga le dice hey pisa tierra estas en otro pais tus estudios tendrias que convalidarlos y eso es dinero lo que tu en este momento no cuentas y otro amiga el idioma si si entinedo crei tantas cosas ahora todo es mas claro pense y ahora no importa todo lo que pense ya estoy  aqui eso es lo que cuenta mirar adelante y pensar en los mios ellos merecen este sacrificio, ahora hablare con ellos y les dire que ya me estoy sistemando  los hecho de menos ,al hablar con sus pequenos el mas grande le pregunto mamita ya estas trabajando , dime la escuela donde ensenas es mas bonita que la de nuestra ciudad ,ella quedo muda y el pequeno le dijo mami no me escuchas ,pienso que hubo interferencia ,mamita cuando vuelves dijo el mas pequeno ,pero si acabo de llegar ,trabajare duro para podernos reunir  lo antes posible    y tu papa salio y la abuelita esta aca escuchandonos ,estudien si mami no nos olvidamos cuando nos solias decir que si no estudiabamos terminariamos como el senor que hace la limpieza en el colegio ,si si no lo olvido ,ya manana los estare llamando ,los amo mucho cuidense ,no saben cuanto me hacen falta extrano hasta cuando me hacian renegar jaja ,mamita tambien nosotros te extranamos  mucho un abrazote ,aca ya casi es media noche es el horario adecuado para comunicarnos, besitos .

Asi fueron transcurriendo los dias y no era facil para encontrar trabajo la poca experiencia no la ayudaba una cosa era hacerlo en casa y otra muy diversa realizarlo como un mestiere ,una tarde viene la amiga y le dice amiga al fin me avisaron de un trabajo son por horas tres veces a la semana si manana te llevo es para hacer la policia yo internemente pense como que aqui solo se trabajava de domestica, al dia siguiente me vesti con mi mejor vestido, mi amiga me quedo mirando y me dijo como asi vas a ir a trabajar, cierto amiga tu me digiste que me llevabas hacer la policia, amiga pulizia es ir a limpiar ah ahora entiendo pense que habia tenido tanta  suerte, hay amiguita pisa tierra,y vamos que te dejare en el trabajo ella es la prima de mi patrona es muy exigente suerte,  asi que  llego el momento ingrese a la casa era pequena pero lo que mas me impresiono fue ver la cuantiosa cantidad de material de limpieza uf me dige y ahora por donde empiezo y con cual ,la senora inmediatamente se dio cuenta a quien tenia al frente me observo detenidamente y me quedo mirando y se dio una vuelta y continuo a observarme  al rato que regreso me dijo licenciada, Marisol respondio si  soy licenciada en educacion, fuori vai via no olvidare  estas palabras ni la furia con que las dijo, al instante me di cuenta lo que me queria decir y me   retire avergonzada, me fui pensando que no era un trabajo  facil y comprendi que no se debe menospreciar ningun tipo de mestiere cada uno tiene sus propias tecnicas.

 la senora llamo a  mi amiga, quien me dijo pense que estos dias habias aprendido algo, es hora  que encuentres trabajo el tiempo esta pasando y hay cuentas  que pagar, si de eso no me olvido ya son mas quince dias  y debo  pensar  en los mios,  piensa tambien en esta amiguita  si si no m olvido,  ahora ve a las iglesias , yo preguntare entre mis amigas. Buscando y buscando de entrevista  en entrevista  acompanada de la amiga quien era la que tomaba los acuerdos tanto como del sueldo que debia percibir , cuando salimos de la casa de la senora no lo podia creer la paga era tan buena que superaba lo que ganaba como profesora, sin pensarlo tome mis pertenencias y me dirigi al dia siguiente al trabajo, habia pedido tanto a  Dios que encuentre un trabajo bueno con personas que me consideren y asi fue la anciana que tuve que asistir era muy noble y comprensiva, desde ese momento religiosamente comence a mandar casi todo el  dinero que ganaba  para los mios,  acorde con mi amiga que despues de dos meses le comenzaria a pagar  por partes para no dejar de enviar la remesa a su familia y ella acepto, y asi los anos fueron pasando y se acostumbro y continuaba enviando mes a mes su contributo a la familia , a su marido casi nunca lo sentia siempre era el gran ausente, pero  si muy presente para recibir los envios, a los 6 anos de su ausencia el abandono el hogar y  casi todo el sacrificio de Marisol fue a dar en beneficio de la nueva companera de su esposo, este fue un golpe muy fuerte para marisol, jamas se imagino que sus continuas ausencias a sus llamadas  tenia nombre proprio, pense regresar pronto pero todos sus planes habian cambiado debia comenzar de nuevo, lo unico que la sostenia  y consolaba era saber que sus hijos no estarian solos porque su madre estaba con ellos   y no se cansaba de dar   gracias a Dios porque  aun  tenia fuerzas para seguir trabajando y salir adelante,  ya habia terminado de pagar todas sus deudas ahora solo tendria que pensar en sus pequenos que para ella siempre serian sus pequenos , aunque  ya habian entrado a la adolescencia una edad de una gran voragine de cambios, una edad muy dificil de manejar para la mama, quien siempre guardaba silencio por no preocupar a su hija que ya bastante tenia con haberlos tan lejos, un buen dia le llamaron los hermanos para decirle que seria mejor que se lleve a sus hijos porque la mama  no se encuentra bien y esta muy anciana ella no penso dos veces y se dijo es cierto es hora que yo los tenga conmigo,,se dirigio a las oficinas para ver los requisitos para  poder traerlos y asi con el elenco de los requisitos  se fue y dijo al fin podre hacer el recongiungimiento familiar, ya habia logrado tener una estabilidad laboral, ahora lo unico que le faltaba era alquilar un apartamento y comenzo armar su sueno de tenerlos con ella, penso esto es lo mejor para todos y comenzo ha prepar toda la documentacion y al fin  con ,  el nulla osta en mano sintio una gran alegria al fin estaremos juntos, ubico al esposo para pedir el permiso para que los deje venir lo que lo obtuvo de inmediato, durante todo este tiempo el fue siempre el gran ausente, en los ninos habia un gran resentimiento el cual la mama a pesar de su dolor les hacia entender que papa no era malo sino que habia asumido otras responsabilidades y que ellos deberian agradecer que nunca estuvieron solos que siempre la abuelita suplio con amor cualquier vacio lo importante es que pronto estaremos juntos eso es lo maravilloso si mamita tienes razon ;hasta que llego el dia sus hijos partian la despedida fue muy triste sobre todo para la abuelita,tomaron su avion rumbo a Italia mama les esperaba con tanta felicidad en el aeropuerto el encuentro fue como en camara lenta habian sido 8 largos anos se miraron y   se volvieron a mirar era como si un hielo se rompiese al final se derrumbaron en lagrimas y abrazos y besos fue tan largo ese encuentro que nadies se hubiese osado ha separarlos ,tomo un taxi y los llevo a casa ahi habia dejado todo preparado desde sus pijamas  hasta la cena llegaron tan cansados y con pocas ganas de comer solo querian hablar y hablar todo lo que habia significado su ausencia hay cosas dice el hijo que no se pueden superar tu ausencia hizo un hoyo profundo que nada lo puede llenar ,para mi tu presencia era mas importante que lo que nos podias enviar mama entendio el dolor de su hijo y lo abrazo muy fuerte ,marisol dice lo importante es que ahora estamos juntos y nada ni nadies nos separa, ahora se me dan un bano  y a dormir manana sera un nuevo dia, asi como cuando te banas y toda la mugre se va asi haremos con todos los momentos tristes que debemos dejar ir prometido se miraron y se abrazaron y dijjeron a coro prometido; y asi pasaban los dias Marisol para que sus hijos no se sientan solos trajo una senora que los acompane cuando salian de la escuela mientras ella trabajaba ,compartieron momentos magicos y bellos, hasta que el encanto se acabo por completo, Marisol perdio el empleo, al tiempo perdio la casa, acudio a solicitar ayuda a diferentes instituciones pero no hallo eco a su pedido, con dos hijos termino en la calle, de su vida anterior solo quedo el recuerdo ,las plazas,  bares, emergencia, puertas de iglesias al rededores de termini , y demas resultaron su morada una noche oscura y fria como suelen ser los inviernos desesperadamente comenzo a buscar a su hija no hacia mucho que ella la habia dejado en su posada cuando pasadas las horas vi a lo lejos venir a su pequena hija ultrajada por no se sabe quien asi la pobre al tiempo tubo un pequeno en brazos ahi las cosas se pusieron mas duras, el bb no podia vivir en esas circunstancias y otra vez Marisol toco las puertas por ayuda y la unica ayuda que le daban era que el nino lo de en adopcion, Marisol se opuso y lo unico que le quedo es retornarlos a su pais de origen.

Ella al verlos partir sufrio mucho pero no tenia otra alternativa siempre la vida la arrinconaba pero esta vez si casi le gana la batalla porque la tumbo y sin fuerzas se dejo abatir por la tempestad y continuo viviendo en la calle, una tarde de verano cuenta un pasante que la vio sentada  en una banca abrazada a una ruma de documentos casi cai de sueno, se le acerco porque en ella vio la amiga que hace anos habia dejado de ver al acercarse noto que no era ella pero igual   la abordo comenzaron a hablar y solo vio una mirada perdida y  un hablar taciturno y poco coherente con la realidad ,le tomo por mano y se rehuso, alzate amiga mia vamos por un helado y le pago una posada para que pase las noches al dia siguiente temprano la llevo a tomar un buen desayuno y le pidio que le acompane al peluquero y ahi entre bromas, el peluquero  hizo la magia en su pelo en un instante cambio de aspecto y su faz se lleno de contangiante alegria ni ella lo podia creer,pasando los dias le dijo tengo un trabajo para ti me acompanas dijo esta pasante y ella con admiracion asintio que bueno y comenzo su trabajo desde esa fecha no sabe nada de la buena de Marisol, la busca  entre la gente y ninguno sabe de su  paradero . Cuantas Marisoles no habran que se pierden en el camino de la vida porque en un pais lejos de los tuyos y en soledad absoluta, la indiferencia te hace invisible y no sabemos donde nos puede llevar esta vertiginosa ciudad que te encanta cual flautista de hamelin. 

 


 

Pamela Alcota Contreras,Cile

Plasmar-se

¿Como estás? pregunta sin respuestas por segundos y también días, pero vamos dando respuestas
¿Que se vive gestando? ¿No tienes respuestas?, no importa también las respuestas te las inventan …de forma colorida y a veces oscuras, existe el romanticismo pero también el infierno. 

En aquellos momentos sin respuestas obervando-me, me re encuentro y agradezco este viaje de creación, en el cual quizás no me hubiese observado tan nítidamente a mis tantos años, me hace alzar mi cuerpo al silencio de la madrugada y me encuentro percibiendo una transformación pero siendo la misma . 

Entonces me encuentro en horas de las madrugadas diciéndome ¿ha llegado el momento? Si ¿Es decir? soy una mujer nueva pero soy la mujer de siempre -Me detengo y analizo, mi pasado, mis construcciones irreales y reales pero desde el aquí y el ahora , aquella mujer que siempre me ha acompañado por años, a quien ahora contemplo y concilio entre sueños y cambios, sonrío, estamos construyendo fortalezas de caídas y victorias. 

¿Que puedo decir? cada cierto tiempo observo que las mujeres mudamos la piel en momentos decisivos de nuestra historia, mudamos colores y sabores- quien quiere estar consciente lo contempla desde tierra fértil. Por lo tanto, me puedo plantear como mujer que no solo estoy creando, no obstante ya es bastante, sabes … no solo estoy gestando, me estoy pariendo de nuevo, me estoy construyendo de nuevo, a través de nuevas narrativas con otras mujeres, nuevos personajes y nuevas sintonías. 

Contemplarse entre la escritura y mi psicoanálista, el placer de los jueves, ahora las cicatrices son poesías y transformaciones, sonrío … porque los jueves no son coincidencias…