La mia prima settimana allo Scalabrini Centre of Cape Town

Tiziana Sforza - volontaria ASCS Onlus

La mia prima settimana allo Scalabrini Centre of Cape Town

“E’ arrivato il momento di prendersi una pausa. Dal mio lavoro, dalla mia città, dalla mia famiglia. Parto!”

Desiderio di fuga? Abbandono delle responsabilità? Stress lavoro-correlato? Nulla di tutto ciò.

Alla base della mia scelta c’era un desiderio: confrontarmi con un sogno che avevo quindici anni fa e trasformarlo in realtà. Stufa della mia vita “impostata” da manager di una multinazionale, stanca dei ritmi convulsi di una Roma sempre più sporca, disorganizzata e decadente, frustrata dal tempo sempre più risicato da dedicare all’ascolto di me stessa, ho deciso di uscire da questo loup e concentrarmi su quello che avrei voluto fare anni fa, all’indomani della laurea in Scienze Politiche: lavorare nel settore no profit, mettere mie competenze a servizio del bene comune.

Mi sono concessa l’opportunità di spezzare la routine quotidiana, ho osato uscire dalla mia “zona di comfort”. L’incontro con l’ASCS Onlus e una congiuntura astrale positiva hanno fatto il resto: tre mesi di volontariato (pochi – ahimé – ma pur sempre un buon punto di partenza!) nello Scalabrini Centre of Cape Town, struttura che offre servizi a migranti, rifugiati e richiedenti asilo in condizioni di difficoltà. Dalla scuola di inglese al supporto legale, dall’advocacy alle class action, dai corsi di informatica ai consigli per la ricerca di lavoro, dalla piattaforma di empowerment specificamente dedicata alle donne ai servizi base di welfare (aiuto concreto ai più indigenti: cibo, abiti), fino al programma di leadership, autostima e consapevolezza di sé dedicato agli studenti delle scuole di Cape Town. Lo Scalabrini Centre ogni mese accoglie circa mille persone che utilizzano i suoi servizi e offre supporto a 360 gradi ai migranti per vivere dignitosamente nella società di accoglienza, per emanciparsi da una condizione di indigenza, per diffondere una cultura dell’integrazione tra la comunità locale e i rifugiati, per favorire il rispetto delle diversità e combattere ogni forma di discriminazione e xenofobia.

Si trova al centro di Cape Town, a due passi dalla Grand Parade, l’ampia piazza che accoglie migliaia di persone in occasione dei momenti importanti della vita del paese, ad esempio il primo di discorso di Nelson Mandela dopo la scarcerazione o i raduni dei tifosi durante campionati mondiali di calcio del 2010. E’ un luogo decisamente strategico e facile da raggiungere anche dalle zone più’ periferiche della città’, grazie alla stazione degli autobus e dei treni.

La missione del centro appare lampante sin dal primo sguardo: la sua facciata esterna dipinta di colori vivaci fa intuire proprio quel clima di accoglienza che si respira non appena si varca la soglia.

L’ambiente di lavoro è squisitamente internazionale, un altro elemento che conferma in modo tangibile il valore di operare in un ambiente multiculturale. Russia, Germania, Stati Uniti, Inghilterra, Australia, Vietnam, Italia, Zimbawe, Congo, Sud Africa, Brasile… se fosse riunito in una unica fotografia, lo staff dello Scalabrini Centre sembrerebbe uscito da una delle famose campagne di comunicazione della Benetton curate da Oliviero Toscani negli anni Novanta.

La mia giornata di lavoro

Alle 8,30 arrivano tutti alla spicciolata, ognuno con in mano la propria tazza bollente piena di caffè take-away. Alle 9 si aprono le porte ai migranti, che dalla reception vengono smistati a seconda del servizio di cui intendono usufruire. Fino alle 13 non c’è un attimo di pausa: si susseguono incessantemente gli incontri one-to-one dei migranti con lo staff e i volontari. C’è un continuo via vai di gente, fra cui anche vivaci bambini che a volte sfuggono al controllo delle loro mamme e sgattaiolano fra le scrivanie.

All’ora di pranzo si diffondono i profumi delle leccornie preparate ogni giorno dalle cuoche dell’African Deli Kitchen, uno dei progetti scaturiti dal programma Women’s Platform del centro, che ha sede al piano terra dello Scalabrini Centre.

Il pomeriggio è dedicato alle attività di back office: ricerca, approfondimento, pratiche da sbrigare, corsi di formazione e workshop rivolti a specifici target, riunioni interstaff. Il tempo passa rapidamente ed è già ora di rientrare. Qui in Sud Africa la maggior parte degli uffici, incluso lo Scalabrini Centre, osserva la settimana di 35 ore. Sperimento le delizie del life-work balance, i vantaggi offerti dall’avere la maggior parte del pomeriggio libero per dedicarsi ai propri hobby e svaghi. Anche questo è un totale ribaltamento delle abitudini che avevo in Italia fino a qualche settimana fa.

E’ passata appena una settimana da quando ho iniziato il mio lavoro allo Scalabrini Centre of Cape Town, ma mi sembra di essere qui da mesi. Il lunedì, al mio risveglio, non ho più bisogno di scavare a fondo per trovare motivazioni convincenti per affrontare il traffico romano e andare in ufficio. Nonostante sia lunedì mattina, ho il cuore leggero e il passo energico. Sono entusiasta di quello che so facendo e accetto di buon grado perfino gli autobus senza aria condizionata (a Cape Town ora è estate), le giornate di vento così forte da far volare le sedie nel giardino, le inferriate a porte e finestre di case e negozi e il filo spinato sui muri di cinta (in Sud Africa c’è una sorta di ossessione per la sicurezza, non so ancora se a torto o a ragione…)

Una casa accogliente

Altro elemento che dona ancora più valore alla mia esperienza è la casa in cui vivo. E’ grande, luminosa, accogliente. Condivido la casa con una coppia di italiani che hanno lavorato in tanti progetti dell’ASCS Onlus fra Africa e America Latina, due ragazzi congolesi e una ragazza mozambicana con il suo meraviglioso bimbo.

La nostra casa è a Woodstock, un quartiere nella zona est di Cape Town che – nonostante il nome – non è abitato da freakettoni o seguaci dell’era dell’Acquario. Fino a qualche anno fa Woodstock era sinonimo di degrado e povertà, ma le cose stanno cambiando. Il quartiere si è profondamente trasformato e sta attraversando una fase di gentrification: attrae famiglie della classe media, giovani coppie, gallerie di arte, farmers market, shopping centre alla moda, concept store. Inevitabilmente, tutto questo porta con se’ trasporti pubblici piu’ efficienti e affitti piu’ costosi.

Una decina di anni fa questa casa ospitava lo Scalabrini Centre. Mi piace pensare che nella stanza in cui ora dormo io c’era il magazzino con abiti e generi alimentari di prima necessità distribuiti ai migranti che avevano affrontato un viaggio lungo e debilitante per sfuggire a una guerra, per migliorare le proprie condizioni di vita o per studiare. A quei tempi il Centro non era grande e strutturato come lo è oggi, ma agiva secondo gli stessi principi che gli hanno consentito di crescere e diventare – al pari di grandi organizzazioni non governative – un organo interpellato dal governo sudafricano sui temi della migrazione e lotta alla xenofobia. E la missione di allora (“alleviating poverty and promoting development in the Western Cape while fostering integration between migrants, refugees and South Africans”) appare tremendamente attuale, in un mondo in cui il tema delle migrazioni è una delle priorità affrontate dall’agenda politica internazionale e su cui si gioca la sopravvivenza o la caduta dei governi nazionali.

 

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