Francesco Venier

volontario ASCS Onlus

La differenza

Erano i primi anni Sessanta, quando il Presidente degli Stati Uniti si recò in visita al quartier generale della NASA, in pieno fervore organizzativo per le prime missioni Apollo. Si narra che i membri dello staff lo stavano aspettando ordinatamente disposti in fila lungo un corridoio. Il Presidente, passandoli in rassegna, chiedeva a questo e a quello di cosa si occupassero. Quando arrivò il turno di un addetto alle pulizie, questi gli rispose orgoglioso: – Signor Presidente, aiuto l’Uomo ad andare sulla Luna.

A circa un anno, ormai, dalla mia partenza per il Mozambico, desidero rivolgermi a voi che, come me quella volta, avete in programma – o anche solo nel cuore – la vostra prima esperienza di volontariato internazionale.

Ricordo come fosse ieri quando, in uno dei colloqui preliminari, Lucia mi chiese:

– C’è qualcosa che ti preoccupa?

– Spero davvero di essere utile… – risposi.

Lei sorrise, e con tono rassicurante mi disse, come probabilmente già aveva fatto a tanti altri volontari alla prima esperienza, prima di me:

– Non preoccuparti, lo sarai in ogni caso.

Al momento non compresi.

Nel centro ASCS, interno al campo rifugiati di Maratane, alle porte di Nampula, il primo mese ho dato una mano dove in realtà non era necessario. Ho servito qualche pasto, ho pesato qualche bimbo del programma di nutrizione, ho accompagnato qualcuno da qualche parte, cercando, per quanto fosse possibile, di fare in modo che la mia inesperienza non fosse di peso. Dal secondo mese mi sono occupato prevalentemente di manutenzione del centro, sentendomi già più utile, soprattutto perché ho condotto in relativa autonomia un piccolo progetto di ristrutturazione. Nel frattempo, sono capitate le emergenze più varie, soprattutto a carico di donne e bambini, ma, il grosso del lavoro, lo faceva chi ne era capace, lo facevano Giovanna e Giulio, assieme ai lavoratori della missione.[

Giovanna. Mi perdoneranno i Padri Scalabriniani se rubo un riferimento alla “concorrenza”. San Daniele Comboni, così delineò il profilo delle missionarie che voleva per Salvare l’Africa con l’Africa: “Le voglio donne, sante e capaci”. La santità non è materia che mi compete, ma nei tre mesi in cui ho avuto l’opportunità di lavorare al suo fianco ho visto Giovanna portare sulle proprie spalle ogni giorno, con assoluta dedizione e forte di una fede incrollabile, il peso di una Croce enorme. Con la capacità e il coraggio di andare sempre a segno e di fare, davvero, la differenza, per tante famiglie.[

Giulio. Volontario “di lungo corso”, solare e generoso, è stato per un anno il braccio destro di Giovanna. Falegname di professione, non si limita a lavorare, ma, con proverbiale pazienza, non molla finché non si è accertato di aver trasmesso al team le conoscenze necessarie per lavorare in autonomia al giro successivo. Produttore di valore, soprattutto in senso umano, è stato il mio angelo custode durante i miei tre mesi mozambicani.

Io, in quei tre mesi, non ho fatto la differenza per un solo bambino, per una sola donna, per un solo uomo. E con ogni probabilità, non farete la differenza nemmeno voi, che state per partire. Nessuno, del resto, se lo aspettava da me o se lo aspetta da voi, dal momento che il centro vanta uno staff permanente di persone formate allo scopo, coraggiose, volenterose e ben affiatate. Nella migliore delle ipotesi avrete l’occasione di dare, come me, un contributo collaterale, benché utile e comunque mai scontato, alle attività della missione. Come l’inserviente di Houston.

Ma non è questo il punto. Quello che voglio dirvi è che se vivrete il vostro volontariato con il cuore, allora tornerete preparati. Tornerete con tutto quello che serve per fare la differenza qui, o altrove, per il vostro prossimo.

Francesco Venier – volontario ASCS Onlus