Io, volontario, migrante

Nicolò Sgreva - volontario ASCS Onlus

Io, volontario, migrante

Prima di arrivare a Guadalajara e iniziare a lavorare come volontario in “Casa Scalabrini – Centro de Pastoral Migratoria” mi sono chiesto se davvero avrei potuto fare qualcosa per le persone che avrei incontrato nei mesi successivi e quale sarebbe stato il mio apporto al progetto. Domanda che già mi ero posto prima di partire per la mia precedente esperienza di volontariato con ASCS Onlus, ma che in quel momento, aveva un significato diverso. Perché io avevo qualche anno in più e perché, questa volta, non era un centro di nutrizione infantile in Mozambico bensì una struttura di accoglienza per migranti internazionali e deportati messicani e, allo stesso tempo, centro di studi sulla migrazione. In quel momento mi sembrò una sfida più grande.

Ero cosciente del fatto che avrei incontrato persone con storie incredibili, e non solo in senso positivo. Storie di coraggio, di disperazione, di speranza, di lotta, di dignità. E così è stato. Il primo ospite della Casa, Franklin, fu un ragazzo hondureño il quale aveva appena perso un braccio, amputatogli qualche giorno prima sul treno, la tristemente famosa “Bestia”. Diretto nuovamente negli Stati Uniti, il suo viaggio fu bruscamente interrotto perché lo assalirono, lo derubarono di tutto e infine lo mutilarono. In Casa Scalabrini ha trovato un posto sicuro per il tempo che ha voluto fermarsi, prima di riprendere il suo cammino. Non fu facile relazionarsi con lui in un primo momento, la fiducia di una persona che ha subito un tale trauma è difficile da conquistare. Tuttavia, sono convinto che la permanenza nella struttura è stata benefica per lui.

Un’altra persona che ha lasciato il segno è stata Sonia. Una ragazza messicana che ha vissuto la maggior parte della sua vita negli Stati Uniti dove aveva perseguito il suo personale sogno americano. Benessere, serenità, una famiglia felice. Tutto questo le fu tolto all’improvviso. Il suo permesso di residenza permanente le fu strappato davanti agli occhi, nell’aereoporto. Di seguito, passò tre anni in carcere aspettando un giudizio, per infine decidere di farsi deportare, perché stremata da quella situazione. All’apparenza forte e determinata, la sua vita era stata sconvolta e tutte le sue certezze svanite. Arrivata a Casa Scalabrini con solo i vestiti che aveva addosso e senza mangiare da più di due giorni, ne è uscita dopo un mese più sicura di sé. Con noi è riuscita a recuperare i contatti con la sua famiglia, soprattutto con i figli rimasti negli Stati Uniti, e a ricevere l’appoggio medico e psicologico necessario, un aiuto per rientrare nel mondo del lavoro e l’assistenza legale fondamentale per poter esigere il rispetto dei suoi diritti.

Queste sono solo due storie, ma ce ne sarebbero molte altre. Potrei raccontare di Santos, di Raul, di Juan, di Enrique e molti altri. Però preferisco fermarmi qua. Non è mia intenzione scrivere un poema, tanto meno annoiare chi leggerà questo breve articolo con racconti interminabili o suscitare pietà. La cosa che più mi preme dire, e concluderò con questo mio pensiero, è come io penso di poter aiutare, e come potremmo farlo tutti noi. Non posso firmare un assegno milionario, costruire case o assumere nella mia impresa, però posso/possiamo aiutare lo stesso. La maggior parte delle persone che ho conosciuto si merita tutto il nostro appoggio, ha fatto scelte difficili che noi mai prenderemo, ha vissuto esperienze terrificanti, è ripartita da zero, ha lottato per realizzare i propri sogni con grandi sacrifici e, spesso, ha perso tutto ma non si è mai arresa. Io li stimo, li stimo molto. Non so se avrei tutta questa forza. Ammiro il loro coraggio e la loro determinazione. A volte, tuttavia, questa motivazione barcolla a causa dello stress, della paura, della tristezza. E’ normale. Penso che in questo momento sia importante intervenire. La pancia piena e dei vestiti puliti sono importanti, ciò nonostante, se manca la speranza in un futuro migliore, è difficile ripartire. Ritengo sia possibile sostenere queste persone solo semplicemente facendo loro capire che il loro posto non è ai margini della società, che sono titolari di diritti e doveri come tutti, che se la vita per loro è stata più difficile e meno generosa non significa che dovrà essere così per sempre. Non é sempre semplice, forse sarebbe più facile firmare un assegno, però vale la pena tentare. Un piccolo gesto potrebbe cambiare la vita di una persona. Perché tutti si meritano di essere felici.

 

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