Bolivia: Diario di un viaggio

Marco Miari - volontario ASCS Onlus

Bolivia: Diario di un viaggio

Misericordia.
Il 2016 è stato l’anno della Misericordia, una parola poco usata, ma che alla fin fine richiede una cosa semplice: essere buoni. “…Non siate pigri a fare il bene.” Dice S. Paolo.
“in qualche modo bisogna mettere negli altri la nostalgia del bene” mi disse P. Angelo Gianola (95 anni, 30 in Brasile).
E così ho deciso che quest’anno bisognava partire, ancora una volta, per qualcosa di buono.


E i sentieri della vita mi hanno condotto come volontario ASCS Onlus per le mie 3 settimane estive di ferie in Bolivia, sulle alte Ande dell’America latina, a 4000 metri di quota, più precisamente a La Paz.
Una città che al posto della metropolitana ha le teleferiche. El teleferico rojo, el amarillo el azul. (il rosso, il giallo e il blu).

Molto ci sarebbe da dire, ma vorrei raccontare dei bambini, migranti ed anziani, condividendo anche delle frasi tratte dal mio diario di viaggio.

 I BAMBINI: MIlenka, Luis, Jasmine e gli altri…

Ogni giorno ho cercato di dare una mano nel progetto APTHAPI, un doposcuola per i ragazzi e ragazze dagli 8 ai 12 anni, ma anche i fratellini minori erano ben accetti.
Vorrei raccontare cosa significa la parola APTHAPI, che nella lingua locale significa CONDIVISIONE. Credo sia una parola inflazionata in questi tempi in cui tutti siamo connessi. Ma qui non c’erano monitor piatti e spenti, ma occhi vivi e luminosi. Perché la vita se la vuoi condividere la devi anche toccare. E non dimenticherò mai il moccio dei bambini, che scoprivo di avere attaccato ai capelli solo a fine giornata, dovuto al fatto che qualcuno mi saliva sulla schiena per poter vedere il mondo da una prospettiva diversa.
Dal mio diario di missione:
-Spesso i bambini hanno le guance come deserto spaccato dal sole e dal vento.-
-Con i bambini mi sono divertito un mondo a fare origami, ed è una gioia vedere i bambini dare forma ad un foglio di carta.-

 

I MIGRANTI: Humberto, Dimas e gli altri…
Potrei stare qui a raccontarvi molto, ma alla fin fine la cosa buffa è stata fare le tagliatelle con Humberto (venezuelano) e alla sera andare con Dimas (brasiliano) a cercare salsa di pomodoro in centro a La Paz. Ma ve li immaginate un brasiliano ed un Italiano a cercare una salsa di pomodoro per 2 ore sotto la pioggia cercando di parlare spagnolo?
Dal mio diario di missione:
-Migranti siamo tutti, ma quando hai un nome e lo hai conosciuto, allora hai di fronte una persona, un amico; un amico con cui hai condiviso una parte del tuo e del suo cammino. Insieme. –
-Al mattino ho aiutato la ragazza disabile che c’è alla casa del migrante, all’inizio ero contento. Lei mi guardava con il sorriso negli occhi, io la tenevo in braccio mentre salivo i gradini, mi accorgevo che la sua disabilità ossea non le permetteva di aggrapparsi a me come invece facevano tutti gli altri bambini, e a volte temevo mi scivolasse. Mi sono accorto della puzza, probabilmente dovuta alla saliva che impregnava i vestiti da un po’. Questo è stato toccare la vita. La mamma, 2 o 3 volte alla settimana porta la figlia a fare le cure fisioterapiche. Per una ragazzina disabile in carrozzina non dev’essere facile vivere in una città dove non esistono punti in piano. Eppure vive. Questo è stato toccare la vita-
-Ho aiutato il migrante colombiano che ha il lato sinistro paralizzato, a tagliare una cipolla ed un pomodoro. –
 

GLI ANZIANI: Visita con i giovani.

Ho avuto la fortuna di prendere parte ad un incontro di giovani boliviani organizzato dalla diocesi di La Paz. All’incontro il seminarista Adrian ha fatto questa domanda retorica: Io ho una vita o sono una vita?
Tante volte ci si chiede cosa farne della propria vita, in realtà la domanda giusta è “chi devo essere”? Siamo figli di Dio, ognuno libero e responsabile di scegliere chi essere.
Con alcuni giovani mi sono ritrovato a visitare il centro anziani” Casa San Martin”.

Dal mio diario di missione:
Disse l’inserviente quando siamo entrati: Gli anziani, come ogni persona, hanno bisogno di affetto quindi, andiamo a salutarli uno per uno. E così feci. Ma poiché sono bassi, seduti od in carrozzina, dovevo abbassarmi se volevo che lo sguardo fosse alla loro stessa altezza. Essere alla stessa altezza,
per poter guardare negli occhi e ascoltare ciò che in realtà non capivo. Ma l’ascolto era profondissimo.
alla fine gli animatori ci hanno fatto riflettere su delle domande, di cui mi sono portato a casa: A cosa sono disposto a rinunciare?
Sono disposto a rinunciare a comprendere pur di ascoltare e dare affetto.
In altre parole:
l’amore va ascoltato anche se non lo si comprende

Concludendo questa mia riflessione vorrei esprimere un ringraziamento a chi mi ha accolto e accompagnato in questo tratto di strada: senza di loro non avrei potuto vivere al meglio l’esperienza. Molti sarebbero da citare, in particolare voglio ricordare: Selene, P. Marco, Adriano, Ilaria, P. Gregorio, Vivi (Vivi è la cuoca che mi ha preparato un sacco di zuppe di quinoa fantastiche). A voi un grande Grazie!

Toccare la vita, Condividere la vita e Custodire la vita.

 

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