Ayti Mesi’

Rita Chessa - volontaria ASCS Onlus

Ayti Mesi’

Mi sono ritrovata, dopo poco più di dodici ore di volo, in un nuovo mondo. Un mondo caldo, umido e pieno di vita. Gli abitanti qui conducono una vita tranquilla, scandita da ritmi naturali, che malgrado le enormi difficoltà non conosce fretta.

La mia esperienza di volontariato è iniziata in maniera un po’ differente da come mi aspettavo. Dovevo svolgere il mio servizio nel centro comunitario Kay Beniamino gestito dagli Scalabriniani, ma così non è stato per via di un fermo delle attività del centro per riorganizzazioni interne. Allora dopo aver dedicato qualche giorno visitando una missione nel nord di Haiti con Valentina e Maria come guide, abbiamo optato per una ridefinizione del mio progetto di volontariato.

All’interno della missione mi sono occupata di una classe DDI (bambini con disabilità) nella scuola di Corail, periferia di Port-au-Prince, dal lunedì al giovedì. Poi il venerdì con Marta e Suor Rosanjela due psicologhe, la prima italiana e l’altra brasiliana, ho lavorato all’interno della clinica pediatrica.

Corail è distante da casa, ci si arriva con i tap tap, coloratissime macchine allestite come pulmini grazie ad un cassone con delle panche all’interno. Così, sempre accompagnata da Suor Leydi colombiana che lavora nella stessa scuola, ogni mattina dovevamo prendevamo tre diversi tap tap e “stretti stretti” in un incastro umano arrivavamo a Corail.

Lì il caldo sole picchia, mancano gli alberi, ma una volta arrivati alla scuola tutta la “fatica” del viaggio è ripagata dall’accoglienza dei bimbi che con enorme entusiasmo ci aspettano.

Ora, al momento di scrivere le migliaia di emozioni che ho provato, ad occhi aperti rivivo ogni singolo giorno trascorso in quella scuola: dall’iniziale sgomento accompagnato da pensieri come “dove son capitata!? che faccio qui?!”, al fiume di lacrime che nascondevo con gli occhiali da sole l’ultimo giorno rientrando a casa, dopo oramai 2 mesi dall’inizio della mia esperienza di volontariato.

La cosa in assoluto più bella che conservo vividamente nella memoria è l’incredibile potere del sorriso sul viso dei bambini… sicuramente da invidiare! Sicuramente sono stati loro i miei più grandi insegnanti, e sono sicura di aver appreso più io da loro che viceversa. Il bambino che a scuola ti porge un cucchiaio di riso, che aiuta il compagno di classe più in difficoltà di lui, ti insegna molto sul valore dell’altruismo e della generosità.

Ho amato con tutto il cuore stare con loro, mi sono affezionata ai loro occhioni che hanno cercato le mie attenzioni, hanno riso di me e con me e mi hanno fatta divertire un mondo.

La clinica pediatrica invece è un’oasi felice, ben organizzata, pulita e con spettacolari e coloratissimi dipinti alle pareti ed alle porte. Qui le suore colombiane si occupano della gestione di tutto. Sono presenti una farmacia, un laboratorio analisi (che ho visto nascere grazie anche all’aiuto di una farmacista spagnola, Patricia, amica inseparabile ad Haiti), un ambulatorio medico e un servizio di consulenza psicologica.

Lo scalino linguistico ed anche culturale in questo ambito si è fatto sentire. Grazie però al supporto delle colleghe con cui potevo comunicare in italiano e spagnolo il sistema funzionava. Così l’appuntamento fisso del venerdì con lo stesso bambino timido e introverso, che però piano piano si lasciava andare fino a poi mostrarci un sorriso, era una gioia!

Come ogni cosa però c’è pure il rovescio della medaglia, perché Haiti “cherie” non sempre è sicuramente facile da amare e comprendere. Ha tante contraddizioni ed aspetti negativi che fanno rabbia. Ad Haiti il confine tra vita e morte è labile, anche perché è il paese più povero dell’emisfero occidentale, ma anche il più densamente popolato. Manca la corrente elettrica, l’acqua ed il cibo. Inoltre ci sono caos, malnutrizione, pericoli, immondizia, zanzare, caldo, disorganizzazione, abbandono, degrado, e poi il terremoto, l’uragano, il colera, delle istituzioni che sono peggio di un disastro naturale. Aver visto con i propri occhi questa realtà fa male, ti fa sentire piccolo ed impotente. Ma non bisogna arrendersi, anzi si deve lottare per non perdere la speranza in un mondo migliore.

Haiti è stata per me un’esperienza forte ed intensa, che ho vissuto con semplicità, con la voglia di mettermi alla prova, di imparare, di conoscere e che con la sensibilità adeguata, senza pregiudizi, sono sicura che permette a tutti di rimanere affascinati da questa fantastica isola. Si, perché l’energia che trasuda Haití è davvero forte ed è impossibile non venirne attratti. I colori del cielo più bello che abbia mai visto, della pelle della gente, del sole, del mare, dei dipinti esposti in strada, della frutta tropicale, dei “tap tap” che sfrecciano nel traffico.

In conclusione…

Haiti grazie! Sei stata per me una grande maestra di vita. Ho imparato a conoscere un po’ di te, delle tue tradizioni, religioni ed abitudini, ma soprattutto mi hai permesso di conoscere persone davvero ricche nel profondo del cuore di varie nazionalità ed etnie: italiani, spagnoli, francesi, indiani, colombiani, cileni, brasiliani, statunitensi, messicani e naturalmente HAITIANI.

Inoltre mi hai permesso di aprire gli occhi facendomi capire quanto la vita sia un bene prezioso e quanto non siano i beni materiali a creare la felicità. Anzi, la spiritualità e il senso di comunità che hanno queste persone sono la vera felicità.

Ho imparato da questa esperienza che bisogna trarre il massimo da ogni opportunità che la vita ci offre, senza egoismi o quant’altro.

Questi due mesi sono stati un assaggio, perché lo ritengo un periodo davvero breve per scoprire e conoscere un’altra realtà. Ma è bastato per lasciare un segno dentro di me e per farmi capire che vorrò ripetere un’esperienza simile, per un periodo più lungo.

 

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