La mia Haiti

Cristiana Vitale - volontario ASCS Onlus

La mia Haiti

Dopo aver frequentato quest’anno il corso di ASCS Onlus per volontari alla cooperazione internazionale quest’estate ho passato un mese in Haiti dove ho fatto volontariato a Port-au-Prince nella Clinique de Saint Espirit a Croix de Bouquet. È stata un’esperienza fantastica ed è difficile esprimere tutte le emozioni che ho provato e raccontare tutto quello che ho fatto, ma cercherò di fare del mio meglio.

Ho alloggiato al Via vai, un villaggio di volontari che è una vera oasi di pace e tranquillità in mezzo agli alberi e alle palme. Mi sono da subito sentita accolta come in famiglia: appena arrivata sedevo nella veranda della mia casetta un po’ spaesata e un bambino si è avvicinato per giocare con me. Subito dopo la mia vicina, che ancora non conoscevo, è venuta a portarmi una bottiglia di acqua fresca (facevano 40° ed a casa l’acqua non era potabile). Questi due semplici gesti mi hanno tolto ogni timore e sono stati il mio benvenuto ad Haiti.

Le mattine andavo in clinica, una bellissima struttura in mezzo al verde, molto diversa da quelle a cui siamo abituati noi. All’interno le stanze erano separate soltanto da tendine, la sala d’aspetto era all’esterno e non vi erano strumenti diagnostici. Ma le persone che ci lavoravano si impegnavano tantissimo. Io seguivo l’infermiera e principalmente facevamo medicazioni e vaccini. La situazione sanitaria è ben diversa dalla nostra: le persone tendono a non dare importanza alle cure prescritte per mancanza di soldi, o perché pensano di cavarsela con metodi alternativi. Infatti, ho notato che c’è tanto bisogno di educazione sanitaria.

Comunque, ho imparato a non sprecare il materiale adattandomi a quello che c’era. Ho imparato a farmi umile e ad osservare l’operato degli altri che molte volte era diverso rispetto a quello che avrei fatto io.

Il pomeriggio invece ho fatto diverse attività con i bambini. Sono andata al Fwaye Papanou, una casa bellissima dove i bambini di Haiti vanno a fare attività ludico-educative; per loro è un punto di riferimento fondamentale e anch’io mi ci sono sempre sentita a casa.

Ho frequentato anche il Kay Beniamino, centro comunitario nato da un progetto della comunità locale con l’aiuto di ASCS Onlus, dove si fanno tanti laboratori e attività sportive.

In ultimo sono stata con i ragazzi del Csi (centro sportivo italiano) a fare attività sportive in un orfanotrofio. Mi sono resa conto del grande lavoro che fanno questi ragazzi, veramente un bel progetto!

I bambini sono stati la gioia più grande di quest’esperienza. Ti correvano incontro con grandi sorrisi e non vedevano l’ora di giocare insieme, facevano tante domande su noi stranieri, pieni di quella curiosità che li caratterizza. Con loro non c’è mai stato bisogno di traduzione perché i bambini hanno la capacità di comunicare nonostante tutte le barriere linguistiche.

Haiti per me è stata tante altre cose: tutte le persone che ho incontrato e che porto nel cuore, in particolare Maria ed Angelica (volontarie ASCS Onlus) che mi hanno coccolato come fossi una figlia, la pizza tutti insieme il venerdì sera, le suore croate e quelle brasiliane sempre sorridenti. Le spiagge caraibiche, così belle e così in contrasto con la realtà del luogo, il mango, il cocco, il corossole (frutto tipico) e tutta la sua frutta esotica, la kompa (ballo haitiano), le trecce delle bambine, i 40° all’ombra, la mancanza di corrente, le divertenti lezioni di creolo, i sorrisi dei bambini e i loro giochi a piedi nudi per strada. I tap tap, le mototaxi e la strada sterrata, il rum, gli alberi fioriti per strada in contrapposizione ai rifiuti. Haiti è tanta povertà, ma anche tanta bellezza, è la gioia di condividere quel poco che si ha.

Cosa ho imparato in questo mese? Che si può vivere nonostante tutto. Che si può vivere nonostante la tua casa sia stata distrutta da un terremoto. Che si può vivere con poco, senza corrente, con poca acqua e che se mangi ogni giorno una piccola quantità di riso e fagioli non muori di fame. Che si sta meglio usando poco e niente il cellulare.

Ci sarebbero tante altre cose da raccontare, perché un’esperienza così non si può racchiudere in poche righe, aggiungo solamente un pensiero che mi ha accompagnato in questo mese: ho cercato di dare del mio meglio ma ho anche imparato che di fronte ad alcune situazioni siamo impotenti. L’unica cosa che si può fare è mettere a disposizione degli altri le proprie capacità, qualunque esse siano, perché in questi luoghi c’è bisogno di tutto. Noi viviamo quotidianamente nel superfluo e troppo spesso dimentichiamo e sprechiamo senza scrupoli tutto ciò che, non per merito nostro, ci è stato donato.